Giocatore di scacchi di successo

Il giocatore e la vittima

“La vittima e il giocatore”: è un argomento che prima o poi finisco per toccare con quasi tutte le persone con cui lavoro, sia nei percorsi individuali che in aula. Perché ha a che fare con uno degli elementi decisivi per il successo di questo tipo di lavoro: l’atteggiamento delle persone, la predisposizione d’animo e di mente con la quale si accingono all’avventura. Disegnare il futuro, personale o professionale, significa costruire qualcosa che ancora non esiste: senza la giusta energia, fiducia e determinazione l’impresa è pressoché impossibile. Nel suo libro Business consapevole, Fred Kofman sintetizza questo concetto parlando appunto della differenza tra “vittima” e “giocatore”.

Fare la vittima

La vittima è colui che si concentra solo su ciò che è fuori dal suo controllo, sugli eventi che “capitano” e sui quali non ci si può fare nulla. In questo modo finisce per sentirsi perennemente in balia di forze misteriose ed esterne a lui (un esempio: i fantomatici “poteri forti”), trascinato di qui e di la da un destino cinico e baro che gli infligge danni e umiliazioni. La vittima è perennemente arrabbiata, frustrata, sfiduciata: è convinta che sia inutile anche solo provare a cambiare le cose, tanto è impossibile.

Come agisce il giocatore

Il giocatore, viceversa, parte dalla convinzione di avere sempre la possibilità di scegliere e agire attivamente. Non si tratta di ritenersi onnipotenti: rimane vero che ci sono circostanze ed eventi che un singolo individuo non ha la possibilità di impedire. C’è però, a volte e più spesso di quanto siamo portati a pensare, la possibilità di influenzare la realtà circostante. In più, il giocatore è abituato a cercare – e quindi a trovare – lo spazio di manovra in cui esercitare la sua responsabilità e la sua libertà. Il giocatore accetta ciò che non può cambiare, ma è anche capace di individuare ciò su cui può intervenire ed è sempre pronto ad agire in quegli spazi per raggiungere un risultato che si possa considerare un successo.

Perché ci interessa

Tenere presente questa semplice riflessione è utile a tutti sempre. Infatti, è vero che c’è chi di solito affronta la vita con l’atteggiamento del giocatore e chi se ne sta nel suo angolo di vittima. Ma ognuno di noi si trova continuamente nelle circostanze più diverse: così, anche il più intrepido avventuriero ha i suoi “lati ciechi” in cui si adagia nel ruolo della vittima, e una “vittima cronica” può conoscere i suoi momenti di ottimismo e proattività. Morale: mai dare per scontato il proprio atteggiamento, ma prima di ogni altra cosa rivolgere a se stessi la fatidica domanda: “in questo progetto mi sto ponendo da vittima o da giocatore?”. Una risposta onesta è uno degli strumenti indispensabili per un viaggio di successo, perché se stai facendo la vittima… beh, tanto vale non cominciare nemmeno.

 

 

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