La competizione è come salire una montagna

Della competizione: guerra o scalata?

Alcuni anni fa rimasi colpito dall’affermazione di un imprenditore. Si parlava di competizione, particolarmente forte nel suo settore, e lui sbottò: “quando esco la mattina, mia moglie mi chiede dove vado e io rispondo che vado in guerra…”. A colpirmi non fu tanto la frase in sé (il linguaggio bellico contraddistingue le aziende da sempre), quanto il fatto che non mi piacque. Intendo dire che nella mia mente essa risuonò come una campana rotta. Nei mesi successivi, ogni volta che la conversazione mi tornava in mente, una parte di me dava ragione all’imprenditore, ma un’altra parte si ribellava a questa immagine.

Finché mi si è accesa la lampadina: la vocina stava cercando di dirmi che pensare al business come a una guerra non è obbligatorio. Ci possono essere anche altre immagini, altre metafore, altri approcci mentali: ad esempio, quello della scalata di una montagna.

Le due metafore hanno molto in comune: la fatica di avanzare verso un obiettivo, la tensione, la paura di sbagliare e di morire, un risultato da conquistare, ostacoli da superare, imprevisti, cambiamenti di percorso, ripiegamenti tattici, eventi  favorevoli e momenti di sconforto. Tutti elementi che ritroviamo ugualmente in guerra, in montagna… e nel business.

Solo che in guerra “agisci contro”. In montagna “ti attivi per”.

La guerra prevede un nemico esterno contro cui combattere. porta con sé odio, rancore, sopraffazione, distruzione di tutto ciò che ostacola il cammino. Se vai in guerra e intendi vincerla, questi ingredienti sono indispensabili nonché inevitabili. Vivere in guerra perenne significa alimentare una energia negativa che finisce per invadere tutta la vita, anche fuori dal lavoro. O forse è piuttosto il contrario: parti dal presupposto che tutto è guerra, e porti l’energia negativa anche (soprattutto) nel lavoro.

La scalata di una montagna non contempla alcun nemico esterno. Giacché, no: la montagna non è il nemico da conquistare. Salire lungo un sentiero o arrampicare su una parete è innanzitutto una faccenda individuale: per avere successo, l’avversario da battere è quello dentro di te. In montagna ti misuri essenzialmente con te stesso: le tue motivazioni, le tue forze, le tue risorse. Il tuo rapporto con l’ambiente circostante non è di sopraffazione, bensì di integrazione e armonizzazione. Non ce l’hai con nessuno, anzi: focalizzato sul compito da svolgere, ti trovi magari con altre persone che collaborano in cordata.

Fatica, sforzo, obiettivi da raggiungere: stesso schema, atteggiamenti differenti. Energie diverse. Qualità della vita parecchio diversa.

 

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